Spunti formativi
Commento liturgico, storico e teologico, di P. Edward McNamara, sulla Sequenza Pasquale.
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VICTIMAE PASCHALI LAUDES
Autor: P. Edward McNamara, L.C.

Roma, aprile 2010. 

 

 

“Alla vittima pasquale, s´innalzi oggi il sacrificio di lode.
L´agnello ha redento il suo gregge,
l´Innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto; e vi precede in Galilea».
Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza. Amén, alleluia.”

 

La sequenza, di cui quella di Pasqua è un magnifico esempio, è l’inno o prosa liturgica della Messa. Come forma musicale, forse ha avuto origine nella Francia come un testo aggiunto all’alleluia dopo l’anno 800, ma si è di più sviluppata in Germania attorno al monastero di San Gallo, diventando col tempo, una delle più popolari forme musicali del Medioevo. Gli storici della musica medievale hanno ritrovati circa 5000 esemplari di valore molto diverso. Purtroppo lo stile è degenerato a partire dal quattrocento e la riforma promossa del Concilio di Trento ne ha lasciato soltanto cinque esempi, quattro dei quali sono ancora in uso dopo il Vaticano II.

Dal punto di vista letterale e musicale la sequenza differisce dall’inno dell’ufficio divino in struttura ed in melodia. Nell’inno dell’ufficio, tutte le strofe sono costruite secondo lo stesso metro e ritmo e sono cantate alla stessa melodia come la prima strofa. La sequenza invece, in genere, comincia con una frase introduttiva ed indipendente, ispirata alla melodia dell’Alleluia propria della festa, per poi seguire con diverse paia di strofe ognuna con la sua melodia e ritmo. Di solito l’esecuzione è realizzata da due cori di uomini e di ragazzi, cantanti rispettivamente la strofa e l’antistrofa, per evitare così la monotonia.

La sequenza di Pasqua fu composto dal sacerdote Wipone di Borgogna (morto nel 1050), cappellano dell’imperatore Corrado II e di suo figlio Enrico III.

La sua struttura, che purtroppo non è mantenuta nella traduzione italiana, è molto ben fatta. Dopo l’introduzione iniziale di due linee, cominciano le strofe propriamente dette. Per esempio nel paio di strofe iniziali, le prime due linee hanno sette sillabe ciascuna, la terza sei, la quarta quattro. La melodia è la stessa per le prime due stanze, con altra melodia per le due stanze seguenti, aventi anch’esse una corrispondenza sillabica perfetta.

Se il ritmo sembra spezzarsi con la quinta strofa è dovuto alla soppressione dell’originale quinta strofa da parte del Concilio di Trento. Questa strofa è detta: “Credendum est magis soli Mariae veraci Quam Judaeorum Turbae fallaci” (Bisogna credere di più alla sola Maria che dice il vero, cha alla folla dei Giudei che ingannano). La soppressione della quinta strofa portò pure alla sostituzione della parola “vos” invece dell’originale “suos” nella quarta strofa rompendo di nuovo l’equilibrio sillabico. La parola originale fu restituita nel graduale romano del 1908, per facilitare il canto.

Secondo il liturgista F. Xavier Aroztegui la soppressione probabilmente è da attribuirsi al fatto che il carattere vivace e gioioso del dialogo con Maria Maddalena era turbato e interrotto da questa strofa. Infatti, fu proprio questa forma dialogata una delle cause della popolarità della sequenza nel medioevo e del suo utilizzo fuori della messa al interno delle rappresentazioni drammatiche del mistero della risurrezione che con frequenza venivano svolte la mattina del giorno di Pasqua. 

Entrando nel testo, il poema inizia e riceve il suo titolo dalla strofa iniziale indipendente. “Alla vittima pasquale s´innalzi oggi il sacrificio di lode.” Qui, la parola sacrificio va applicata sopratutta all’Eucaristia il sacrificio di lode per antonomasia con il quale i cristiani innalzano, insieme al Cristo Risorto, presentato qui come la vittima pasquale, la propria lode al Padre Eterno.

Nella prima strofa completa Cristo è presentato come l’agnello innocente che troviamo nel libro dell’Apocalisse. Colui che è morto ed ora sta in piedi (5,6), colui che apre i sette sigilli (6-8) Questo è l’agnello innocente che ha riconciliato noi peccatori con il Padre ed adesso, precisamente nella celebrazione, di lode possiamo ascoltare con più forza: “Beati gli invitati alla cena del Signore” (cf. Apoc. 19,9).

Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa.”  L’immagine del tremendo duello fra Cristo e la morte dalla quale Cristo è uscito vittorioso, ha pure un senso eucaristico, in quanto l’eucaristia è per noi fonte di vita nel duello contro la morte del peccato. Il  Papa Giovanni Paolo II ha accennato questo rapporto alla fine di un incontro con i giovani, durante il XXIII Congresso Eucaristico Nazionale a Bologna nel Settembre del 1997: “Allora, prima di andare via, vorrei concludere quello che vi ho detto prima. Vi ho detto che ci vuole l´Eucaristia perché ci vuole gratitudine per tutti questi beni, per tutte queste ricchezze, per tutti questi talenti. Ci vuole un grande ringraziamento. Ma questo ringraziamento si doveva fare attraverso il sacrificio della Croce, si doveva fare attraverso la morte cruenta di Cristo. Ma se non ci fosse la morte, non ci sarebbe neanche la Risurrezione, non ci sarebbe il mistero pasquale. «Mors et vita duello conflixere mirando, dux vitae mortuus regnat vivus»… Questo volevo dirvi per completare un po´ la visione di quello che vuol dire Eucaristia.

Poi comincia il drammatico ed emozionante dialogo con Maria Maddalena che forma l’apice poetico della sequenza. Alla nostra domanda di raccontarci cosa è successo sulla via, risponde di aver visto i segni della risurrezione: la tomba vuota, il sudario, il lenzuolo, gli angeli, e, soprattutto, la gloria dello stesso risorto ora vivente che promette di ritrovare i suoi discepoli in Galilea.

La sequenza si conclude con una grande professione di fede che si trasforma in un grido di fiducia nel Cristo risorto misericordioso e redentore che già fu anticipata da Maria Maddalena con la sua grida di giubilo “Cristo mia speranza è risorto”. La speranza di Maria Maddalena adesso si trasforma nella nostra speranza come Chiesa e della mia speranza come credente. Possiamo finire con le parole conclusive della grande preghiera che Giovanni Paolo II ha pronunciata per l’ Urbi et Orbi  del grande Giubileo del 2000. “Nel cuore di quest´Anno di grazia risuoni più forte l´annuncio dei discepoli di Cristo, un annuncio comune, oltre ogni divisione, nel desiderio ardente di una comunione piena: "Scimus Christum surrexisse a mortuis vere". "Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto. Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza". Amen.

Testo latino:

Victimae Paschali Laudes         
Immolent Christiani

1.Agnus redemit oves
Christus innocens Patri
Reconciliavit
Peccatores

2.Mors et Vita duello
Conflixere mirando;
Dux vitae mortuus
Regnat vivus.

3.Dic nobis, Maria.
Quid vidisti in via?
Sepulchrum Christi viventis
Et gloriam vidi resurgentis.

4.Angelicos testes.
Sudarium et vestes.
Surrexit Christus spes mea;
Praecedet  suos in Galilaeam.

5. Scimus Christum surrexisse
A mortuis vere.
Tu nobis victor
Rex miserere.
Amen. Alleluia.

Commento all’autore:

 emcnamara@legionaries.org

 

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